Filtro
  • Il treno dei pionieri a Budapest

    Sono stato a Budapest pochi giorni ma non ho voluto perdermi un’escursione sul treno dei pionieri.

    Premesso che si tratta di una linea ferroviaria assolutamente secondaria, che parte dalle colline di Buda, attraversa boschi per una decina di chilometri e giunge ad una poco interessante località turistica. Premesso pure che si tratta di un treno piccolo, spartano, lento e senza pretese (ad eccezione di una stupenda locomotiva a vapore che percorre la tratta due volte al giorno), vado all’elemento che ha attratto la mia curiosità: questo treno è gestito quasi completamente da ragazzi e ragazze.

    L’esperimento formativo è nato in Ungheria quando le politiche educative erano orientate da precise teorie sociali e pedagogiche ma è poi sopravvissuto fino ad oggi. Ragazzi e ragazze hanno la possibilità di ricevere in consegna la gestione di questa linea ferroviaria in tutti i suoi aspetti logistici: dalla biglietteria alla sala controllo, dalla vidimazione dei biglietti alla gestione delle piccole stazioni (ad eccezione del macchinista che è un adulto).

    I viaggiatori bambini che salgono sul treno con le proprie famiglie guardano a lungo questi giovanissimi ferrovieri, come si trovassero sul trenino di un grande plastico improvvisamente apparso davanti ai propri occhi. Io ho viaggiato su quelle carrozze con lo spirito pieno di meraviglia e ammirazione, continuando a pensare a quei ragazzi così attenti, affidabili, brillanti talvolta nella risoluzione degli inconvenienti (quali farsi capire dai turisti non ungheresi, aiutare qualcuno a salire o scendere, decidere se far attendere il treno per far salire il ritardatario oppure soprassedere e partire), fieri della fiducia ricevuta.

    Ma ho pensato molto anche al messaggio sociale di quel treno lento e nascosto: ad di là della possibilità di riproporre quel modello qui oggi, crediamo che un ragazzo oggi sia capace di ricevere quella fiducia e quella responsabilità ? Sarebbe bello anche solo crederlo, crederlo possibile.

    Prendere un treno non per andare necessariamente in qualche posto lontano ma solo per il gusto di farlo, di incontrare la capostazione col berretto e il bigliettaio con la tracolla di cuoio. Un treno lento e leggero.

  • L'acqua esce dal muro

    Apro il rubinetto e l’acqua esce. Puntuale, pulita, corrente. Ma non era dentro il muro della stanza in attesa, non è nata lì. Ha una storia, un viaggio sulle spalle.

     sorgente

    pánta rhéi - tutto scorre

     

    Mio nonno sapeva bene come arrivava l’acqua in casa quand’era bambino. Toccava a lui scendere alla fontana la mattina presto, riempire il secchio e trascinarlo su per le scale per poi versare l’acqua nel catino.

    Il viaggio dell’acqua era sufficientemente concreto, faticoso e chiaro per lui.

    Ma per chi è nato con un lavabo in bagno che si riempie grazie a quel tubo cromato che spunta dal muro la faccenda resta più oscura e misteriosa.

    Gli acquedotti, creature antropiche, sono pensati per restare nascosti, per non crearci fastidi e farci credere che l’acqua sia nelle nostre stanze per diritto acquisito.

    È quindi un’affascinante attività di esplorazione quella di cercare e osservare dove l’acquedotto della nostra città o paese nasce e s’infila, si ferma, devia, sale, si divide.

     

Joomla templates by a4joomla