L'insegnante è un artigiano

Tra le tipologie di lavori del genere umano, quella dell'artigiano è tra le mie preferite. Mi piace vedere il mio lavoro di insegnante come l'impegno di bottega dell'artigiano per diverse assonanze: ogni giorno, ogni processo, ogni prodotto è nuovo ed unico; il tempo si dilata e si lascia programmare a fatica; l'esperienza e la saggezza del lavoro si costruiscono lentamente e forse non saranno mai complete; il “prodotto” dei miei sforzi dialoga con me e io non posso che considerarlo nella sua integrità. Oggi per chi vuole iniziare ad insegnare nella scuola primaria e nell'infanzia è previsto un percorso di studi universitario che comprende un ampio monte ore dedicato al tirocinio che permetta al futuro artigiano di capire se quella possa essere la “sua” strada e di iniziare a far “pratica”. La formazione propedeutica è molto buona e l'ingresso in “bottega” ben preparato. C'è però una particolarità: nelle botteghe artigiane l'apprendista aveva davanti a sé un lungo affiancamento e non poteva sapere quando gli avrebbero dato la fiducia per fare il suo primo prodotto in autonomia. Nella scuola invece, fin dalla prima ora del primo giorno di lavoro, è richiesto il medesimo “risultato” dell'artigiano con quarant'anni di scuola sulle spalle. Identico.

 

È sempre stato così, si dirà. Sì, ma negli anni passati il giovane maestro lavorava fianco a fianco o comunque molto vicino ai colleghi del modulo e l'esperienza trapassava nelle programmazioni, nelle discussioni, nei confronti. Se voleva, poteva “rubare” il mestiere.

Oggi la scuola primaria si sta muovendo verso il maestro prevalente (se non ancora unico) e il giovane artigiano si trova sempre più solo. Sempre meno sono le occasioni per confrontarsi su questioni educative ma anche per trovare il giusto equilibrio nelle proposte didattiche o nella valutazione. Ognuno fa da sé; qualcuno riesce a trovare ancora un interlocutore, altri si riferiscono a vecchi modelli vissuti, altri vedono come tira il vento. Penso ai giovani studenti entusiasti che si stanno preparando per fare il mio stesso “mestiere” e vedo la fatica che si troveranno a dover affrontare. In questi anni oltretutto nella scuola non c'è posto per loro e dovranno pazientare prima di iniziare. Intanto quasi tutti gli insegnati in servizio hanno molti anni di esperienza ma nessuno al quale tramandarla. Non ho strumenti per cambiare questa situazione: quando avverrà il “cambio generazionale” dentro le nostre scuole spero solo che ci siano ancora maestri “anziani” disposti a fare da guida e che sia riservato loro un posto speciale. Allo stesso modo però dev'essere preservato lo spazio di confronto, che rischia l'estinzione.