Col pennino e l'inchiostro

 

Ha un suo fascino il poter tornare a padroneggiare la scrittura non solo come medium ma anche come gesto tecnico. Nelle generazioni più giovani il pennino e l'inchiostro non fanno riaffiorare nella memoria angoscianti e noiosi periodi della propria infanzia trascorsi a scuola; sono di fatto strumenti sconosciuti, quasi esotici. Però ci si accorge che non si è mai dedicato troppo tempo ne' attenzione alla cura del gesto della scrittura, dell'unione di singoli tratti, della loro inclinazione, della distanza e degli spazi tra le lettere.

 

Utilizzando un pennino Mitchell a punta tronca dotato di piccolo serbatoio (una lamina metallica agganciata sotto il pennino che contiene la quantità d'inchiostro sufficiente per scrivere tra i 5 e i 10 grafemi) si possono iniziare a scrivere le prime lettere, studiandone l'inclinazione e la corretta sequenza dei tratti.

   

Oltre all'inchiostro calligrafico si può usare della buona tempera molto ben diluita, in particolare sui carte e cartoncini colorati.

Ogni carattere calligrafico ha il proprio codice: inclinazione del pennino rispetto alla linea di scrittura, proporzione tra i due assi delle lettere così come tra lo spazio base (quello della lettera o) e lo spazio necessario alle lettere ascendenti (b, d, l, h...) o discendenti (p, q, g...)

Lo spazio di scrittura dovrebbe essere delimitato da opportune linee orizzontali. Se la carta è leggera si può sfruttare una rigatura appoggiata sotto e seguita in trasparenza.

Il lato formativo dell'esercizio calligrafico sta nella grande pazienza, nello studio meticoloso del gesto nonché nel suo allenamento, nell'addomesticamento del pennino d'acciaio e nella confidenza con l'inchiostro. Ma il piacere di stendere il sottile nastro d'inchiostro ripaga gli sforzi